lunedì 6 ottobre 2014
Integratori alimentari: vitamina B12
12:30
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Vitamina B 12
La vitamina B12 , o cobalamina, è una vitamina del gruppo
B e si caratterizza per la presenza dello ione metallico “cobalto”. Fu isolata
e identificata nel 1948 come fattore nutrizionale necessario al fegato, in
grado di prevenire l’anemia perniciosa, una forma di anemia caratterizzata
dalla presenza di globuli rossi grandi, immaturi. La vitamina B12 assume
infatti un ruolo importante nei processi che portano alla formazione dei
globuli rossi, dell’emoglobina e del midollo osseo. Insieme all’acido folico,
prende parte a numerosi processi nell’organismo, tra i quali la funzione
immunitaria, la sintesi del DNA e la formazione della guaina mielinica,
rivestimento delle fibre nervose, necessario alla trasmissione degli impulsi
nervosi.
La vitamina B12 si rivela utile nel metabolismo delle
proteine, dei grassi e dei carboidrati, trasformandoli in energia. Per questa
ragione viene definita come “vitamina energizzante”, utile in soggetti carenti,
stressati, stanchi e convalescenti. La cobalamina è coinvolta, insieme
all’acido folico (vitamina B9) e alla piridossina (vitamina B6) nel metabolismo
dell’omocisteina, fattore chiave nello sviluppo di arterosclerosi, osteoporosi
e disturbi cardiovascolari. Elevati livelli di omocisteina possono infatti promuovere
lo “stress ossidativo” a carico del colesterolo LDL con possibili effetti sul
sistema cardiocircolatorio. Le vitamina B12, B9 e B6 si rivelano perciò
necessarie per metabolizzare l’omocisteina e trasformarla in composti non
dannosi (metionina). In donne che fanno uso di contraccettivi orali, è stato
per esempio evidenziato una carenza di vitamina B12, legata a elevati livelli
di omocisteina e a una maggiore richiesta di acido folico (vitamina B9) e di
piridossina (vitamina B6).
L’assorbimento della vitamina B12 dall’esterno, richiede
da un lato un normale funzionamento dell’intestino tenue, del fegato e del
pancreas e dall’altra, richiede la presenza di una proteina secreta dalle
cellule dello stomaco, denominata “fattore intrinseco” la cui attività è legata
agli ioni calcio.
Senza “fattore intrinseco” la vitamina B12 viene
scarsamente assorbita a livello dell’intestino (circa 1%). La difficoltà ad
assimilare la vitamina b12 che è stata osservata in alcuni soggetti, sembra
essere legata all’assenza del fattore intrinseco e nel tempo può portare a
manifestare l’anemia perniciosa. Esistono forme clinicamente silenti di carenze
di cobalamina che sono reversibili dopo supplementazione della vitamina.
È stato osservato infatti che soggetti ultrasessantenni possono
essere più soggetti a carenze di vitamina B12, dipendenti da un ridotto
assorbimento della vitamina con la dieta, a seguito della comparsa (legata
all’età) di gastrite atrofica, disturbo che comporta una ridota secrezione dei
succhi gastrici.
La carenza di vitamina B12 può avere effetti anche a
livello neurologico con alterazione della memoria e comparsa di demenza. La
carenza di vitamina B12 è stata associata anche al morbo di Alzheimer. Si
ipotizza che in soggetti affetti dal morbo, esista un’alterazione nella
captazione del complesso vitamina B12 – fattore intrinseco da parte dei
recettori di membrana a livello dell’ileo (porzione di intestino tenue compresa
tra il digiuno e il cieco).
Campi di sostegno:
Sistema nervoso e funzioni cerebrali
Riduzione dei livelli di omocisteina tale da contrastarne
gli effetti dannosi
Supporto nei meccanismi di produzione dei globuli rossi,
dell’emoglobina e del midollo osseo
Note
antibiotici : possono
avere effetti sull’utilizzo della B12 da parte della flora batterica
intestinale
antistaminici antagonisti H2 (cimetidina, famotidina,
nizatidina, ranitidina) : possono ridurre l’assorbimento della B12 presente nei
cibi. È improbabile che questi farmaci agiscano invece sull’assorbimento della
B12 assunta in forma di integratore.
Acido para-amino
salicilico, colestiramina, colchicina, colestipol : possono ridurre
l’assorbimento della B12 a livello epatico
Metformina :
possono diminuire l’assorbimento della B12. Questo effetto po’ essere
contrastato con una integrazione di calcio.
Inibitori della pompa protonica (cansoprazolo,
omeprazolo, pantoprazolo, rabeprazolo) : possono ridurre l’assorbimento della
B12 presente nei cibi. È improbabile che questi farmaci agiscano invece
sull’assorbimento della B12 assunta in forma di integratore
Sinergie
Folati e vitamina B6 : agiscono in sinergia con la B12
nell’abbassare i livelli di omocisteina.
Articoli a puro
scopo informativo e non intende ASSOLUTAMENTE sostituire la consulenza medica
Fonti: guida medica agli integratori alimentari – murray
ed. red - ; le donne, la contraccezione orale e il managemente degli effetti
collaterali – S. Del pizzo, F. Gigli – Phytogyn vol II – n.2 (aprile-giugno
2011) - ed. CIC; almanacco della nutrizione – G.J.
Kirschmann e J.D. Kirschmann ; PDR – integratori nutrizionali – ed.CEC;
vitamine e minerali : guida clinica – Jane Higton – tecniche nuove; Brain
function in the elderly : role of vitamin B12 and folate – Donald G Weir and
John M cott author affiliatinons departement of clinical medicine, trinity
college dublin,Ireland; oral folic acid and vitamin B12 supplementation to
prevent cognitive decline in community-dwelling older adults with depressive
symptoms-the beyond ageing project: a randomized controlled trial 1,2,3 –
Janine G walker, Philip j batterham, Andrew j mackinnon, Anthony f jorm, ian
iickie, Michael fenech, marjan kljakovic, dity crisp, an Helen Christensen ;
riviste di settore, internet, natural point.
mercoledì 13 agosto 2014
Integratori alimentari: Ascophyllum nodosum
12:58
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Per quanto possa sembrare un incantesimo di Harry Potter in realtà si tratta di un’alga.
L’A. nodosum è un’alga bruna marina che cresce in prossimità delle coste
dell’oceano Atlantico e dell’Europa del nord. Molto nota nella comunità
scientifica ed è stata oggetto di notevoli attività di ricerca sulle sue
possibili applicazioni.
Perché le alghe marine?
Un equilibrio completo di nutrienti è la caratteristica
principale delle alghe marine brune. Possono infatti controbilanciare la
carenza di micronutrienti essenziali, tipica degli alimenti moderni. Rispetto ad altri tipi di alghe, quelle
brune rientrano da sempre nella catena alimentare dell’uomo e questo
contribuisce a rendere gli elementi nutritivi presenti facilmente digeribili e
assimilabili.
Fin dall’inizio della vita sulla terra le alghe
assimilano le varie sostanze nutritive. Esse sono importanti per il nostro
organismo perché rappresentano un valido alimento utile per calmare le varie
lacune di nutrienti , oggi più che mai necessari nella nostra dieta. Le alghe
brune marine sono la fonte di diversi micronutrienti carenti nei nostri terreni
e negli alimenti trattati: enzimi, vitamine, minerali e acidi grassi. Non vanno
confuse con le “alghe di profondità (le laminarie)” o con la “spirulina o la
clorella “ che sono alghe di acqua dolce.
Elementi nutrizionali presenti:
proteine, carboidrati/fibre, vitamina A (inclusi i
carotenoidi come betacarotene, fuco xantina e clorofilla), vitamine del gruppo
B, vitamina C, vitamina D, vitamina E ( inclusa la gamma completa di tocoferoli
e tocotrienoli, biotina e vitamina k), minerali (calcio, magnesio, potassio,
cloro, azoto, fosforo, sodio, solfuri), elementi in traccia (boro, rame,
fluoro, iodio, iridio, ferro, manganese, molibdeno, selenio, silicio e zinco),
amminoacidi (essenziali e non), acidi grassi essenziali (omega 3).
L’elevato profilo nutrizionale non solo rende queste
alghe un alimento nutriente, ma la presenza di alcune sostanze quali la fuco
“xantina” (pigmento responsabile del colore bruno dell’alga) e degli “
alginati” (zuccheri caratteristici della parete cellulare), rendono
“Ascophyllum nodosum” utile come supporto in regimi dietetici volti alla
perdita e all’equilibrio del peso corporeo. L’A.N. , come le alghe kelp, è
un’ottima sorgente naturale di iodio, in una forma biodisponibile per
l’organismo. Allo stesso modo
contribuisce a sostenere i processi attraverso i quali l’organismo si
libera dagli additivi chimici contenuti negli alimenti e dagli inquinanti
ambientali. Come riportato ad esempio in “ the rising of ghe green sun – defyng
the economic down turn, greenfood are stronger than ever” – by case adams, phd
– nutraceuticals world – may 2011, l’assunzione di alghe kelp sembra essere
d’aiuto per migliorare la detossificazione
da elementi residui dovuti all’esposizione
a radiazioni, come lo iodio.
L’Ascophyllum nodosum
rappresenta un’azione combinata di nutrienti bilanciati e di iodio che
contribuisce a sostenere:
-
La normale funzione tiroidea e la produzione di
ormoni tiroidei
-
La concentrazione
-
Il metabolismo energetico
-
Le diete ipocaloriche e i processi depurativi
dell’organismo
Articoli a puro scopo
informativo; fonti : web e riviste del settore, natural point
Articoli a puro
scopo informativo; non intendono ASSOLUTAMENTE sostituire la consulenza medica
Aloe: Affezioni ginecologiche
12:46
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L’aloe può essere utile per controllare alcuni disturbi
legati alla sfera sessuale, non solo in menopausa e non solo fra le donne.
Gli effetti benefici dell’aloe sono noti anche per la cura
di alcuni tra i più frequenti disturbi della sfera sessuale.
Menopausa
Il termine menopausa (dal greco men=mese e pausis=pausa) se
risaliamo alla sua etimologia, cessazione, significa cessazione del ciclo
mensile; nella pratica, per parlare di menopausa – intendendo il momento della
scomparsa delle mestruazioni e quindi della fertilità – deve passare almeno un
anno dall’ultima mestruazione. Spesso questo periodo così delicato per la donna
– che si colloca generalmente fra i quarantotto e i cinquantaquattro anni – è
preceduto da cicli irregolari e meno frequenti (premenopausa). È bene ricordare
una cosa che non è poi così scontata; la menopausa non è una patologia, né
tanto meno un male incurabile; è invece un processo fisiologico, una tappa
importante nella vita di ogni donna e come tale deve essere vissuta. In questa
fase tuttavia è possibile che si associno sintomi sgradevoli come vampate di
calore, insonnia, osteoporosi. In genere la premenopausa dura circa due o tre
anni (in casi eccezionali arriva fino agli otto). È associata a irregolarità del
ciclo e talvolta a un aumento di peso. La menopausa invece è segnata dalla
scomparse delle mestruazioni, che può sopraggiungere anche improvvisamente. In
questa fase nell’organismo sono presenti alcuni sintomi caratteristici.
-
Vampate: improvvise sensazioni di calore che
invadono il corpo per alcuni istanti seguite da una sudorazione fredda e
profusa.
-
Secchezza delle mucose: maggiore sensibilità
tale da rendere fastidiosi e dolorosi i rapporti sessuali.
-
Disturbi neuro-vegetativi: palpitazioni,
cefalee, sensazione di spossatezza, insonnia e nervosismo. In alcuni casi si
accompagna a situazioni patologiche come osteoporosi e arteriosclerosi (la
diminuzione degli ormoni mette la donna agli stessi livelli di rischio per le
malattie cardiovascolari degli uomini).
Trattamento
Due cucchiai due volte al giorno di succo di aloe fresco
ricco di Sali minerali è un valido coadiuvante per tutti i disturbi della
menopausa.
Sindrome premestruale
Con questo termine si intendono tutte le manifestazioni
funzionali che sopraggiungono alcuni giorni prima del ciclo e spariscono con la
sua venuta. Molte donne – più del 70% - avvertono anticipatamente l’arrivo
delle mestruazioni, ma soltanto il 35% ne avverte il disturbo fisico. La
sindrome premestruale del resto non si manifesta in tutte con gli stessi
sintomi ma varia da individuo a individuo.
I sintomi più frequenti:
-ritenzione idrica: causata dall’aumentare dei livelli di
estrogeni. Gonfiore delle estremità come il viso, caviglie e dita. Addome
gonfio e aumento di peso.
Aumento del volume dei seni: i seni diventano tesi e
doloranti.
Dismenorrea
Con il termine dismenorrea si indicano i dolori che
sopraggiungono durante i primi giorni del ciclo mestruale o nei giorni
immediatamente precedenti. Si tratta di un problema molto diffuso, ma è bene
distinguere tra una dismenorrea primaria, che colpisce le giovani donne nel
corso dei primi cicli mestruali, e quella secondaria, che colpisce le donne
fertili anche in età matura. Nella grande maggioranza dei casi si riscontrano
delle dismenorree “funzionali”, dovute a uno squilibrio ormonale, anche se
spesso si riscontrano degli stati nevrotici in cui le pazienti, per una
maggiore sensibilizzazione, avvertono anche altri dolori (per esempio dolori
reumatici) di tutt’altra origine.
Trattamento
Anche in questo caso due cucchiai di succo nei giorni
immediatamente precedenti il ciclo e durante il flusso sono un valido rimedio
allo squilibrio ormonale.
Difficoltà sessuale
Con i termini frigidità per la donna e impotenza per gli
uomini si indicano la mancanza di desiderio e di orgasmo o la difficoltà di
portare a termine un atto sessuale. Questa difficoltà, sempre più diffusa nei
tempi moderni, è spesso caratterizzata da disturbi temporanei e influenzata da
fattori esterni e, soprattutto psicologici. Oggi una forte influenza è dovuta
sicuramente alla mutata relazione uomo-donna, nella quale l’uomo non è più la
figura dominante e la donna non possiede più lo spirito remissivo. Gli uomini
hanno spesso paura di non essere all’altezza e di essere giudicati solo per le
loro prestazioni sessuali; al tempo stesso sentono di dover piacere al partner
lasciando comunque libertà di scelta alla propria compagna; due esigenze
difficili da conciliare che spesso provocano disturbi e addirittura blocchi.
Soltanto il 10% di questi disturbi hanno reali cause organiche (affezioni
vascolari, neurologiche, endocrine, assunzione di farmaci e interventi
chirurgici), mentre il restante 90% è dovuto a disturbi psicologici.
Anche nella donna il caso di frigidità completa è assai
raro; si assiste invece a forme parziali, con un desiderio e una sensibilità
ridotti. Le cause più frequenti anche in questo caso sono per lo più quelle
psicologiche (principi religiosi, conflitti coniugali, educazioni rigida,
timore di gravidanza).
Trattamento
Da quanto si è detto è evidente che il trattamento dei
problemi sessuali passa essenzialmente per la rimozione dei blocchi
psicologici. Tuttavia va ricordato che in Russia sono state testate,
apparentemente con successo, delle iniezioni sottocutanee di aloe. Dal volume
di Alessandro Bassetti e Stefano Sala “il grande libro dell’aloe” riprendiamo
questa ricetta che arriva dalla tradizione popolare russa.
“ 150 g di succo puro
al 100% di aloe, 250 g di miele, 350 g di vino rosso, 100 g di rosa canina in
polvere, 30 g di semi di prezzemolo in polvere. “ ; si
mescolano tutti gli ingredienti e si versano in una bottiglia. Si lascia
macerare al buio per due settimane, girando e mescolando il tutto. Assumere tre
volte al giorno 1 cucchiaio da tavola, 30 minuti prima del pasto.
È da notare come ancora una volta, pur in un contesto del
tutto diverso, si ritrovino due elementi caratterizzanti della ricetta di padre
Zago: l’uso del miele e di un alcolico come dilatatore e conservante.
Cistite
La cistite è l’infezione dell’organo addetto al contenimento
dell’urina: la vescica. Si tratta di una malattia prevalentemente femminile:
colpisce infatti soprattutto le donne almeno fino ai 60 anni; dopo di allora le
probabilità di ammalarsi sono le stesse rispetto agli uomini. I tre sintomi
principali sono bruciori di intensità anche molto variabile (si va da un lieve
disturbo a un dolore quasi insopportabile durante la minzione); stimolo
frequente a urinare anche se in realtà l’emissione è minima; senso di gonfiore
e pesantezza vescicale persistente. Nella maggior parte dei casi a provocare la
cistite sono germi intestinali presenti normalmente nell’intestino che
scatenano l’infezione (la causa più frequente è l’Escherichia coli). Di
notevole aiuto nella diagnosi è un esame molto semplice come l’analisi delle
urine.
Trattamento
Anche se si tratta di un fastidio che a volte può sembrare
trascurabile, in realtà nessuna cistite deve essere trascurata. Il consiglio
principale in questi casi è sempre quello di bere molta acqua (almeno due litri
al giorno di acqua oligominerale, in particolare al mattino e comunque a
digiuno) dato che una diuresi regolare può bloccare una cistite sul nascere.
Importante è anche una corretta igiene locale, per evitare infezioni (con un
movimento dal davanti al dietro e mai viceversa); utilizzare preferibilmente
biancheria intima di fibre naturali. La dieta dovrà essere priva di alimenti
speziati o alcolici e ricca di fibre e alimenti freschi. Questi ultimi consigli
alimentari rimandano del resto a una corretta funzionalità intestinale che
spesso è il primo fattore di prevenzione. Come in tutti i problemi
ginecologici, anche in questo caso un ciclo di cura con il succo di aloe ha
ottime probabilità di successo. Innanzitutto si normalizza la flora batterica
intestinale, che spesso è responsabile della cistite cronica, e al tempo stesso
si sfruttano le forti caratteristiche antinfiammatorie dell’acamannano. In
associazione sono consigliabili anche terapie fitoterapiche e omeopatiche.
fonti: Aloe che cura
Ps: In alcun modo è sconsigliata la sospensione di terapie anzi, l'impiego dei preparati a base di aloe, migliorano la risposta dell'organismo alle cure in atto. Consultate sempre il vostro medico di fiducia.
Pace dell'io
martedì 24 giugno 2014
Reiki: i 7 chakra
12:15
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Viaggio alla scoperta dei 7 chakra, la loro posizione e l'influenza che hanno sulla nostra meravigliosa vita
giovedì 19 giugno 2014
Nutripuntura: Qualità della vita
14:44
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Oggi la frontiera della salute non è più l’assenza di
malattia, ma la qualità della vita. Uno stato di benessere, fisico e psichico,
è garante di una vita sana.
In realtà la salute è un fragile equilibrio, risultato del
funzionamento armonioso degli organi interni, in rapporto con i 5 sensi. Questi
ultimi permettono di apprezzare la vita, di percepirne le informazioni, di
comunicare, di camminare, di imparare, di discernere, di essere vigile e
presente in ogni momento della giornata.
Un individuo in salute è dunque dinamico, equilibrato,
organizzato, sereno, in armonia ocn se stesso e con l’ambiente che lo circonda.
Ma se la salute è un’ambizione collettiva, richiede l’impegno personale di
ognuno.
La nutripuntura offre gli strumenti necessari alla
manutenzione, la regolazione e al sostegno delle correnti che governano la
salute. Non si sostituisce alle funzioni naturali dell’organismo ma ne
ottimizza il funzionamento sorvegliandone l’equilibrio. Modulando le
informazioni che attivano le funzioni cellulari, favorisce e sostiene la
salute.
In effetti le informazioni veicolate dagli oligoelementi
presenti nella composizione dei nutrimenti endocellulari, catalizzano le
correnti elettromagnetiche, indispensabili alla vita cellulare. La nutripuntura
favorisce dunque l’assorbimento equilibrato degli alimenti, carburante
necessario a tutte le funzioni psicofisiche.
Come lavora la nutripuntura
-
Attiva gli scambi cellulari, indispensabili per
la vita
-
Nutre i circuiti più indeboliti
In effetti, un organo non è inerte, ma interagisce con
l’ambiente. La sua individualità è caratterizzata da una funzione fisiologica
che può, in alcune circostanze, indebolirsi.
-
Regola le correnti vitali in funzione delle
stagioni
Il ciclo delle stagioni sensibilizza dei circuiti
specifici, di volta in volta diversi. Sostenere l’equilibrio dei ritmi biologici, sincronizzati sulle
stagioni, è l’obiettivo principale della nutrizine endocellulare.
-
Migliorare la dinamica comportamentale
dell’individuo
Utilizzando questi nutrimenti, si percepisce
chiaramente la relazione tra il fisico e la sfera psichica, già messa in
evidenza dalla Medicina Tradizionale
Cinese, medicina plurimillenaria che ha costruito un modello dinamico
dell’essere umano, inserito in un universo in continua trasformazione.
Perché interessarsi alla Nutripuntura?
Rafforzando le correnti vitali dell’organismo, la
Nutripuntura è consigliata a tutti. Migliora la qualità di vita di adolescenti,
bambini in crescita, adulti, donne in gravidanza, persone anziane, sportivi,
studenti ….. . Tutti possono usufruire dei suoi benefici.
Continua a seguirmi sul blog, troverai altre informazioni interessanti che potrai approfondire - Efn
giovedì 12 giugno 2014
Feng shui: introduzione
10:30
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“Essere
sulla terra significa abitare” – Martin Heidegger –
Le civiltà antiche possedevano la capacità di valutare ed
utilizzare le varie forme energetiche attraverso l’opera di abili costruttori
che avevano percepito l’influsso energetico della terra e del cielo sull’essere
umano. Essi rispettavano i cicli naturali, l’armonia dell’universo e
l’ubicazione di ogni costruzione non era casuale bensì era fatta in modo da
attingere, restituire e convogliare l’energia del luogo.
Oggi, qui in occidente,
pensiamo al “feng shui” come uno stile di arredo, tralasciando la spiritualità
che ha permesso il suo sviluppo. Nascono corsi di specializzazione e master per
attingere i segreti più profondi ma il feng shui è uno stile di vita, si
applica ad ogni aspetto della nostra esistenza e non serve alcun attestato che
dimostri questo se non il nostro esempio e il nostro stato di salute.
Il “feng shui” rappresenta bene il punto d’incontro tra arte
e scienza. I massimi interpreti di questa disciplina sentono (to feel)
l’ambiente nel quale sono immersi, si connettono con esso raccogliendone
messaggi e segnali che successivamente vengono rappresentati in base alle
qualità artistiche di ciascuno. A seconda della collocazione geografica il
“feng shui” è conosciuto con nomi diversi, così come i loro interpreti. I più
noti sono gli “sciamani” (coloro che conoscono), i quali raccolgono le
informazioni dall’esterno, osservando i segni attraverso il cielo, le nuvole,
le piante, gli animali ecc, e li traducono in presagi. Mentre lo sciamanesimo è
aperto alle donne, il feng shui è
praticato da soli uomini (dato che il confucianesimo ne vietava la divulgazione
alle donne). Per quanto assurdo possa apparire questa arte è stata bandita
ufficialmente dalla Repubblica Popolare Cinese, ma nonostante questo è ancora
praticata nelle campagne e ad Hong kong, città nella quale le costruzioni
continuano a rifarsi a questa disciplina.
Da sempre, in ogni cultura, in ogni tempo e in ogni luogo,
l’uomo ha sentito l’esigenza di relazionarsi con il territorio di insediamento,
armonizzando la sua opera costruttiva allo specifico e irripetibile carattere
dell’ambiente. Fin dalle origini le opere architettoniche, ispirate alla divina
armonia della volta celeste e alla natura stessa, risultano profondamente
legate alle peculiarità del paesaggio e intrise di riferimenti simbolici. Il
simbolo rappresenta il punto di contatto comune a ogni cultura tra uomo e
natura, tra umano e divino, tra il mondo materiale e la psiche. Ambiente fisico
e individuo sono legati da una relazione sottile, che non passa attraverso lo
stato di coscienza bensì attraverso l’inconscio; essa si esprime mediante il
linguaggio dei simboli, “archetipi antichi quanto l’uomo”. Il simbolo
costituisce il fulcro dell’essere dell’uomo nel mondo e poiché essere sulla
terra significa abitare, la casa, intesa come tramite tra uomo e natura,
possiede una profonda valenza simbolica.mercoledì 11 giugno 2014
Nutripuntura: le origini
19:25
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La nutripuntura nasce dalla sintesi delle ricerche fatte da
Georges Lakhovsky sull’oscillazione cellulare e la concezione cinese della
salute.
Le esperienze fatte la G.Lakhovsky sui ciruciti oscillanti
polimetallici capaci di rafforzare il potenziale vitale di alcuni organismi,
hanno ispirato, negli anni 80, un’equipe di ricercatori francesi che per
diversi anni ha cercato di sostenere la “capacità di autoregolazione del corpo
umano”, attraverso dei processi elettrofisica simili a quelli utilizzati da
Lakhovsky.
Durante queste ricerche, osservarono che nell’organismo la
comunicazione di tipo elettromagnetico è rapida e selettiva, mentre quella
chimica è più lenta e invasiva. Si accorsero fra l’altro che la sinergia delle
informazioni contenute negli oligoelementi utilizzati durante le ricerche,
canalizzava su dei punti specifici del corpo dei messaggi precisi. Dopo anni di
studio misero a punto le formulazioni di una gamma di 40 complementi
nutrizionali. Sono nati così i nutrimenti endocellulari la cui finalità è di
favorire la circolazione delle informazioni che governano la salute.
Questi nutrimenti permettono l’apertura e la chiusura di
circuiti specifici dell’organismo, proprio come farebbero gli aghi di un
agopuntore. È questa caratteristica che definisce la loro azione
“nutripuntura”.
L’effetto di ogni nutrimento endocellulare, interessando
unicamente il settore-bersaglio prescelto, premette di dinamizzare i settori
più fragili, senza inondare tutto l’organismo. Così grazie ad un’azione
selettiva che
favorisce l’autoregolazione cellulare, ogni cellula preleverà nel suo ambiente gli elementi nutritivi di cui ha più bisogno. Questa gamma di 38 complementi, propone dei nutrimenti specifici per l’uomo e per la donna. Cinque sono destinati alla regolazione di meridiani propriamente maschili e cinque sono specifici per i meridiani femminili. La nutripuntura non può sostituirsi a nessuna terapia. Dinamizzando l’ambiente cellulare, può accompagnarne vantaggiosamente l’azione, senza alcuna controindicazione ne effetti secondari.
favorisce l’autoregolazione cellulare, ogni cellula preleverà nel suo ambiente gli elementi nutritivi di cui ha più bisogno. Questa gamma di 38 complementi, propone dei nutrimenti specifici per l’uomo e per la donna. Cinque sono destinati alla regolazione di meridiani propriamente maschili e cinque sono specifici per i meridiani femminili. La nutripuntura non può sostituirsi a nessuna terapia. Dinamizzando l’ambiente cellulare, può accompagnarne vantaggiosamente l’azione, senza alcuna controindicazione ne effetti secondari.
“L’obiettivo
della nutripuntura è quello di sostenere la vita cellulare ”
continua a seguire il blog, troverai tante altre informazioni per migliorare il tuo benessere - Efn
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Aloe: composizione e proprietà
19:12
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Zuccheri, vitamina, enzimi, proteine e non solo; visto al
microscopio il gel dell’aloe è una vera farmacia naturale.
È importante conoscere la composizione chimica di questa
pianta magica per poterne comprendere integralmente le innumerevoli
applicazioni sia in campo cosmetico che medicinale. Si tratta infatti di una
straordinaria varietà di componenti che rendono l’aloe una vera farmacia
naturale. Bisogna però ricordare sempre che se da un lato è vero che è stato
scoperto molto nel campo immunologico e che le ricerche sulle proprietà di
alcuni componenti (per esempio gli antrachinoni) sono ancora in corso, è
altrettanto vero che nella somministrazione fitoterapica della pianta intera
molte volte è proprio la sinergia tra i vari componenti a portare straordinari
effetti di guarigione. Proviamo innanzitutto a guardare in generale le diverse
proprietà della pianta, per poi passare ai principali elementi racchiusi nel
suo gel.
Azione purificante
Grazie all’aloina (un principio attivo contenuto
esclusivamente nell’aloe), al potassio e agli zuccheri presenti nella pianta
vengono incrementati gli effetti lassativi e di drenaggio dell’organismo.
Azione nutrivita
L’ampia gamma di sostanze contenute, che vanno dai minerali
alle vitamine, dagli aminoacidi agli zuccheri (in particolare l’acemannano),
rendono la pianta dell’aloe un vero e proprio integratore alimentare naturale.
Proprietà cicatrizzante
L’acemannano, con le sue proprietà di stimolazione
cellulare, permette una rapida riproduzione dei tessuti provocando un aumento
di produzione del collagene e del tessuto connettivo.
Proprietà antivirale
I principi attivi, in particolare quelli propri
dell’acemannano, provocano nell’organismo l’aumento dell’attività depurativa
nel plasma e la stimolazione complessiva delle difese immunitarie.
Proprietà antinvecchiamento
La presenza di vitamine (in particolare vitamina C ed E) e
di oligoelementi antiossidanti (manganese e selenio), nonché di altre sostanze
come prolina e saponine, sono in grado di permettere all’organismo di
contrastare in maniera più efficace i radicali liberi e gli effetti
dell’invecchiamento sull’epidermide.
Proprietà antinfiammatoria
Gli steroidi vegetali presenti nella pianta permettono
l’utilizzazione locale del gel d’aloe con funzione lenitiva, calmante e
anti-arrossamento senza la comparsa di effetti collaterali sgradevoli.
Proprietà antibatterica
Glie estratti dell’aloe permettono alla cellula di
difendersi meglio dagli attacchi dei batteri, grazie all’azione antisettica
dell’acido cinnamico e crisofanico.
Proprietà antibiotica
L’aloemodina, unita all’enzima bradichinasi proteggono il
citoplasma della cellula fornendo un’azione germicida contro tutti gli attacchi
patogeni dell’esterno.
Proprietà antidolorifica
Come per l’aspirina, la presenza fra l’altro dell’acido
acetilsalicilico conferisce all’aloe un’azione anestetica e analgesica.
Proprietà antitumorale
La combinazione di potassio, acemannano, vitamina B9 (acido
folico), zinco e vitamina B12 (cobalamina) – tutte sostanze presenti nell’aloe
arborescens in concentrazione massima – ha una forte azione antitumorale.
Proprietà radioprotettiva
La capacità delle sostanze contenute nell’aloe di rigenerare
le cellule e di ripristinare il metabolismo sono un valido aiuto nel corso dei
trattamenti radioterapici, grazie anche all’azione analgesica.
Queste dunque sono a grandi linee le proprietà terapeutiche
della pianta. Analizziamo ora più da vicino i singoli componenti.
Antrachinoni
Nella parte più esterna delle foglie e nel tronco, l’aloe
contiene una serie di antrachinoni, composti che hanno azione lassativa,
analgesica, antimicrobica e favoriscono l’assorbimento delle sostanze nel
tratto intestinale. Si tratta di una grande famiglia molto diffusa in natura,
le cui proprietà sono al centro degli studi di questi ultimi anni; i meccanismi
con cui agiscono sull’organismo – da soli, in associazione fra loro e con altre
sostanze – non sono ancora del tutto chiariti. Bisogna comunque ricordare che
le loro proprietà (come per molte piante) possono essere sia tossiche che
farmacologiche e curative. Sotto la scorza dell’aloe ha un ruolo determinante
la presenza di aloina A, una glicoproteina con caratteristiche di
antinfiammatorio e inibitore della crescita delle cellule tumorali. Si tratta
di un principio attivo contenuto esclusivamente nell’aloe e all’origine di
altri composti della stessa classe. Sono presenti anche barbaloina,
isobarbaloina (analgesico), antranolo e antracene, acido aloetico, emodine
d’aloe, acido cinnamico (antisettico e detergente, molto usato per esempio nei
cosmetici), estere d’acido cinnamico, acido crisofanico (fungicida), aloe
ulcina.
Aminoacidi essenziali
Le analisi eseguite sulla pianta hanno rilevato la
presenza di almeno 20 aminoacidi su 22. Gli aminoacidi costituiscono un vero e
proprio alfabeto delle proteine, di cui rappresentano i costituenti elementari,
e giocano un ruolo fondamentale nel metabolismo umano attraverso una serie di
reazioni che avvengono prevalentemente nel fegato. Alcuni aminoacidi possono
essere sintetizzati dal nostro organismo a partire da altri prodotti come
grassi, carboidrati, proteine endogene; altri invece – gli aminoacidi essenziali
– non possono essere sintetizzati dall’organismo e quindi devono essere
introdotti con la dieta. Degli otto aminoacidi essenziali per un adulto, ben
sette sono presenti nell’aloe: fenilanina, isoleucina, leucina, lisina,
metionina, treonina e valina.
Analisi di laboratorio praticate su due tipologie di aloe
(vera e arborescens) hanno mostrato notevoli differenze quantitative a favore
dell’aloe arborescens nella presenza di aminoacidi, che risulta quindi
variabile secondo il tipo di pianta. Fra gli aminoacidi secondari, ma non per
questo motivo meno importanti ricordiamo: acido aspartico, acido glutammico,
alanina, arginina, tirosina, glicina, cisteina, glutammina, istidina,
idrossiprolina, serina, prolina.
Un solo esempio può bastare a comprendere l’importanza di
questi aminoacidi. Glicina e prolina vengono sintetizzate nelle cellule
dell’epidermide, nello strato superficiale sotto lo strato corneo. La ridotta
sintesi di queste sostanze comporta una minor produzione delle fibre di
collagene che servono a tenere insieme le cellule dell’epidermide con una con
l’altra. In questi casi un semplicissimo stimolo meccanico sulla pelle ferisce
il tessuto e il siero sottostante passa negli strati superificiali formando una
squama… Nella psoriasi la somministrazione di questi aminoacidi porta a un
sensibile miglioramento della malattia.
Vitamine
Anche le vitamine sono ben rappresentate fra i componenti
dell’aloe, innanzitutto le vitamine A,C ed E che agiscono come antiossidanti
(proteggono cioè dall’azione distruttiva dei radicali liberi). Fra le vitamine
del gruppo B troviamo nell’aloe: B1 (tiamina), B2 (riboflavina), B3 (niacina),
B6 (piridossina) e B9 (acido folico), tutte con importanti funzioni di
regolarizzazione del metabolismo e di rigenerazione dei globuli rossi. L’ado
folico in particolare incide direttamente sulla formazione dei globuli rossi ed
è correlato ai processi di sintesi del DNA e alla costruzione del tessuto
nervoso (viene spesso somministrato
durante la gravidanza per aiutare la crescita del nascituro). La vitamina B12
(cobalamina) è stata rilevata con certezza nella pianta soltanto nel 1989: è un
importante fattore antianemico, cicatrizzante e aiuta a mantenere integro il
sistema nervoso, ma recenti studi ne hanno evidenziato le proprietà anticancerogene
e depurative (in associazione con la vitamina B3 e la B9).
Fosfolipidi
La colina non è una vitamina del complesso B, ma ha analoghe
funzioni di regolazione del metabolismo. È un componente della
fosfatidilcolina, essenziale per un buon
funzionamento delle membrane cellulari: questo vuol dire elasticità dei vasi
sanguigni, migliori reazioni metaboliche, miglior salute. Le pareti cellulari
sono permeabili e nell’interno della cellula c’è una grande quantità di
potassio, mentre nel liquido che circonda la cellula si trova una maggiore
quantità di sodio. Tra cellula e ambiente esterno c’è un continuo scambio di
sostanze: la cellula assorbe sostanze nutritive e a sua volta riversa
all’esterno sostanze che non servono più. Una cellula vitale e giovane deve
avere una buona membrana. Anche i globuli rossi hanno una membrana e il
contenuto di fosfolipidi garantisce la maggior elasticità del globulo e quindi
la sua capacità di trasportare l’ossigeno nei più stretti capillari sanguigni.
Inoltre per non formare calcoli nella colecisti si deve avere un equilibrio tra
fosfatidilcolina, lecitina, Sali biliari e colesterolo. Altrimenti i componenti
precipitano a formare calcoli biliari. La colina è un ingrediente essenziale
dell’acetilcolina, sostanza indispensabile per il trasporto molecolare, degli
impulsi fra le cellule nervose con funzioni di vasoregolarote. Inoltre è utile
nella riduzione di colesterolo e trigliceridi, l’eccesso dei quali è spesso
provocato nella popolazione occidentale da una dieta eccessivamente ricca di
carne e grassi.
Minerali
L’aloe contiene più di venti Sali minerali essenziali per
l’organismo umano. Ecco i più improtanti:
-
Calcio: è il più abbondante fra i minerali
presenti nell’organismo; determinante per la formazione ossea e per le funzioni
muscolari e cardiache (è essenziale per la contrazione delle fibre muscolari e
per la coagulazione del sangue).
-
Cromo: è presente in piccole tracce; rileva la
presenza degli zuccheri presenti nel sangue favorendo così la produzione di
insulina (controllo della glicemia) e favorisce l’attività degli enzimi degli
acidi grassi.
-
Fosforo: aiuta la crescita ossea associato al
calcio.
-
Ferro: è il componente essenziale
dell’emoglobina, la proteina del sangue che ha come compito di trasportare
ossigeno ai tessuti.
-
Manganese: minerale necessario per un corretto
sviluppo delle ossa (la sua carenza provoca infatti fragilità ossea),
essenziale per il normale funzionamento del cervello (elevato potere
antiossidante) e nella sintesi della tiroxina.
-
Magnesio: fondamentale per tutti i processi
biochimici, in particolare per la sintesi delle proteine e degli acidi
nucleici; protegge le cellule dai radicali, quindi ha funzioni
anti-invecchiamento.
-
Potassio: è indispensabile per la crescita, per
la funzionalità muscolare e il mantenimento del corretto PH nei liquidi del
corpo. In collaborazione con il sodio consente l’eliminazione dei prodotti di
scarto da parte delle cellule. Ha anche una funzione di stimolazione degli
enzimi necessari al metabolismo degli zuccheri. Alcuni diuretici provocano un
‘eccessiva perdita di potassio, così come accade agli sportivi per colpa della
abbondante sudorazione; la perdita di potassio può essere facilmente
reintegrata con una dieta ricca di frutta e verdura crude.
-
Sodio: interviene nei processi enzimatici,
mantiene in buona attività le funzioni del sistema nervoso e le funzioni
cardiache, regola l’equilibrio idrico.
-
Zinco: stimola l’attività delle proteine nella
cicatrizzazione; è coinvolto in oltre 150 funzioni degli enzimi (è un attivatore
di enzimi) ed è molto importante per l’attività delle membrane cellulari.
Mono e polisaccaridi
Conosciuti con il nome di zuccheri sono contenuti nella
polpa della pianta. I più rilevanti monosaccaridi (zuccheri semplici) sono
mannosio e glucosio: forniscono energia all’organismo. Ben rappresentati sono
anche i polisaccaridi (zuccheri complessi), di cui il gel di aloe è ricco:
cellulosa (importante per l’apporto di fibre), aldonentosio, acido uronico, e
soprattutto un mucopolisaccaride chiamato acemannano o carrisina. Le più
recenti scoperte hanno messo in relazione l’acemannano – che ha proprietà
germicide e battericide – con la stimolazione del sistema immunitario e del
sistema gastrointestinale. Proprio questo immunostimolatore presente nell’aloe
ha secondo molti studiosi un’influenza benefica su malattie come diabete,
colesterolo, arteriosclerosi. È stato sperimentato come inibitore del (pseudo)
virus dell’ HIV (aggiungo malattia inventata di sana pianta).
Enzimi
Agli enzimi è affidato il compito di ridurre gli elementi
basici e favorire le reazioni biochimiche dell’organizmo. Fra gli enzimi
presenti nella polpa dell’aloe ricordiamo: lipasi (favorisce la digestione dei
grassi), proteasi (ha la funzione di scomporre le proteine), cellulasi ( aiuta
a digerire la cellulosa, facilitando lo sfruttamento delle fibre), catalasi
(impedisce l’assorbimento del perossido di idrogeno – acqua ossigenata – che
sarebbe tossica – nei tessuti, scomponendolo in ossigeno e acqua), e ancora
fosfatasi e amilasi presenti in modeste quantità.
Acido salicilico
Componente fondamentale della nota aspirina, ha molteplici
funzioni che vanno dall’azione antinfiammatoria a una funzione protettiva del
cuore. La corteccia del salice, l’albero che da il nome a questo acido, è molto
famosa perché agisce su tessuti infiammati e impedisce l’aggregazione
piastrinica nel sangue. Spesso tuttavia l’assunzione del solo principio attivo
farmacologico causa irritazione gastrica, oppure provoca una reazione
allergica. Se si usa il prodotto naturale associato ad altri componenti
vegetali, l’azione guaritrice è infinitamente più dolce.
Lignina e saponine
Fra componenti chimici dell’aloe ricordiamo infine alcune
altre sostanze: la lignina, sostanza di colore giallastro, a cui è affidato
l’indurimento del tessuto vegetale, come la cellulosa, anche essa concentrata
sulla parte esterna delle foglie e importante per il suo apporto di fibre e le
saponine, componenti presenti in molte altre specie vegetali, irritanti per il
tubo digerente, ma con spiccate proprietà emolitiche, purificanti e
antisettiche; il nome è dovuto alla gran quantità di schiuma che producono una
volta mescolate all’acqua. Sono esempi di saponine la glicirrizina della
liquirizia e l’escina dell’ippocastano.
Continua a seguire il blog, troverai tantissime altre informazioni per migliorare il tuo benessere.
Le informazioni qui riportate sono a scopo informativo e non intendono assolutamente avvallare le terapie mediche, in alcun modo.
sabato 7 giugno 2014
I sali del dott. Schussler: N.11 Silicea
21:34
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Silicea
Particolarità: il sale di Schüssler n. 11 è quello cosmetico: è il sale per la pelle, per i capelli e per le unghie.
Zona d’impiego:
- Sistema immunitario debole; debolezza dei tessuti connettivali; atrofia dei tessuti connettivi; problemi di ricostruzione metabolica e di nutrimento del corpo a seguito di malattie consuntive; arteriosclerosi.
- Processi suppurativi; infiammazione cronica e recidiva dell’orecchio medio.
- Flatulenza.
- Artrosi, gotta, dolori e disturbi reumatici, modificazione patologica della cartilagine; problemi posturali, piedi valghi e piatti; articolazioni ballerine; debolezza dei dischi intervertebrali; infiammazione del periostio e della guaina sinoviale; come prevenzione per l’osteoporosi e nel caso di problemi dello sviluppo e della crescita.
- Capelli raggrinziti, sfibrati, opachi; unghie delle mani e dei piedi fragili e che crescono a fatica; pelle secca e ruvida, neurodermatite, pelle che si squama; acne (principalmente sul mento, sulla nuca e sulla schiena; micosi delle unghie; suppurazione della pelle; disturbi nella rimarginazione delle ferite (in seguito a ferite, la pelle fa fatica a guarire).
venerdì 6 giugno 2014
Aloe: la riscoperta moderna
14:10
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A metà ottocento l’aloe viene riscoperta grazie a una serie
di studi innovativi, fra i quali spicca l’esperienza di un medico russo capace
di unire sapere scientifico e medicina popolare.
La storia moderna dell’aloe comincia con la scoperta del
principio attivo caratteristico di questa pianta, ribattezzato aloina dalgi
insglesi Smith e Stenhouse nel 1851, anno in cui per la prima volta il composto
viene titolato e identificato. Per tutto l’ottocento comunque sono soprattutto
le proprietà lassative dell’aloe ad attirare l’attenzione e nel British
Pharmaceutical Codex del 1907 l’aloina e
aloemodina sono citate per le proprietà purganti e purificanti. Il primo a
commercializzare l’aloe fu invece un piantatore del Kentucky, H.W. Johnstone,
che accortosi quasi per caso del forte potere cicatrizzante della pianta –
usata dai lavoratori di colore della sua piantagione – iniziò a coltivarla su
larga scala, mettendo in commercio nel 1912 un unguento. Negli anni trenta due
ricercatori americani, i Collins (padre e figlio) studiarono a fondo la
capacità rigeneratrice dell’aloe, pubblicando un rapporto sull’effetto
dell’aloe vera nel lenire gli effetti della radioterapia, in particolare nelle
dermatiti. La loro ricerca segnò in America il lancio di una serie di campagne
scientifiche di approfondimento della composizione della pianta culminata con i
lavori di Chopia e Gosh, che nel 1938 riuscirono nelle loro analisi a fornire
una prima descrizione della composizione chimica della pianta. Fra il 1942 e il
1947, un ingegnere chimico, Rodney M. Stockton, imbattutosi per caso nella
pianta, dopo decine di esperimenti ne provò l’efficacia e mise in commercio con
un certo successo un balsamo per le ustioni. Contemporaneamente proseguiva
l’analisi chimica della pianta. Tom Rowe, dell’università della Virginia,
stabiliva per esempio che il principale agente curativo delle lesioni cutanee
da radiazioni doveva trovarsi concentrato nella parte dura delle foglie. Solo
verso la fine degli anni cinquanta il farmacista texano Bill C. Coats, dopo
aver interamente dedicato la sua vita agli studi, riuscì a stabilizzare la
polpa di aloe fresca, evitando i problemi di fermentazione e ossidazione del
prodotto che avevano fino ad allora afflitto sia la preparazione del succo che
delle creme. Coats risolse il problema con aggiunta di vitamina C, vitamina E e
di sorbitolo, tutti antiossidanti naturali. Questo portò alla vendita dell’aloe
su larga scala. Quasi negli stessi anni i russi, lavorando su varietà diverse
dell’aloe vera al centro delle ricerche americane (aloe arborescens e
striatula) e tipiche delle loro latitudini, giungevano alla conclusione che una
medicazione a base di aloe dimezzava i tempi di guarigione in caso di traumi
ginecologici e oftalmici, collegando l’acido cinnamico alle capacità dell’aloe
di uccidere i parassiti intestinali. Proprio i russi del resto potevano vantare
uno dei maggiori pionieri nello studio dell’aloe.
La medicina dialettica di Filatov
L’oftalmologo russo Vladimir Petrovic Filatov, nato a Odessa
nel 1875, può essere considerato a ragione uno dei precursori dell’impiego
dell’aloe. Ecco perché ci sembra giusto dedicargli un breve paragrafo. Lo zar
Nicola II volle insignire personalmente con la cattedra d’oftalmologia a Mosca
questo promettente medico, ricercatore dinamico e ricco di interessi. Secondo
Filatov si doveva passare con naturalezza dalla omeopatia alla naturopatia,
dalla medicina energetica a quella tradizionale, tenendo a mente una medicina
unitaria, capace di mantenere per così dire una visione d’insieme (quella che
oggi chiamiamo olistica) della malattia e dell’essere umano. Proprio negli anni
tra la fine dell’ottocento e i primi del novecento, il medico tedesco Paul
Ehrlich si fece promotore della prima
chemioterapia: una terapia a base di sostanze chimiche in grado di
aggredire l’agente patogeno colpendolo con precisione come fosse un bersaglio,
allo stesso modo in cui i sieri andavano a colpire le tossine. Filatov
sosteneva che le cure chemioterapiche e la fitoterapia possedessero
altrettatnte qualità che, anziché esser poste su piani diversi, dovevano
lavorare in sinergia con l’unico scopo della guarigione del paziente. Dopo la
rivoluzione d’ottobre, per poter continuare i suoi studi, Filatov ribattezzò il
suo metodo di studio “Medicina Dialettica” affinché il regime bolscevico lo
lasciasse continuare a lavorare senza drastiche imposizioni. Grande
viaggiatore, avvezzo alla vastità dell’impero russo, era solito studiare le
piante medicinali e i segreti dei guaritori locali che incontrava sulla strada.
Durante questi intensi scambi, cercava di istruire i guaritori, trasmettendo
loro i rudimenti della scienza medica moderna, cercando al tempo stesso – come
cattedratico – di dare ai medici universitari una formazione più aperta alla
medicina popolare tradizionale. La grande scoperta di Filatov fu la messa a
punto di un trapianto di conrea. Filatov comprese infatti che innestando un
frammento di cornea sana prelevato da un cadavere su quella malata e opaca
affetta da cataratta, il piccolo frammento era in grado di restituire alla
cornea malata la trasparenza di origine. Il processo era d’altronde velocizzato
se il prelievo della cornea veniva eseguito con il corpo del morto mantenuto al
freddo, a una temperatura di 2-3°. Praticò con successo più di tremila innesti
di cornee, guarendo un gran numero di cateratte e di cheratoscleriti.
Stimolatori biogeni e piante medicinali
Gli studi sulla conservazione dei tessuti alle basse
temperature e sulle proprietà rigeneranti di alcune sostanze in particolari
condizioni proseguirono: Filatov chiamò queste sostanze “stimolatori biogni” e
applicò la sua teoria a piante medicinali come il ginseng e l’aloe arborescens.
L’aloe arborescens, in particolare, era abbondante in tutta la Russia
meridionale e nell’Asia centrale, e Filatov la scelse dopo averne osservato i
sorprendenti effetti cicatrizzanti: tagliò delle foglie di aloe, le conservò
per dieci giorni al riparo dalla luce e al freddo, successivamente ne estrasse
la polpa e la iniettò sotto la cute dei pazienti: si accorse che ottneva
risultati simili a quelli raggiunti con il trapianto di tessuti. Filatov notò
con sorpresa un altro elemento: le stesse foglie di aloe passate nell’autoclave
a 120°C conservavano le loro proprietà anche si i loro enzimi non erano
presenti. Anche in questo caso arrivò alla conclusione che i responsabili del
processo di guarigione dovevano essere gli stimolatori biogeni. Filatov non
riuscì mai a provare l’esistenza degli stimolatori biogeni e a spiegare il loro
funzionamento, anche se continuò a ottenere eccellenti risultati con la sua
preparazione di aloe arborescens (chiamata “aloe biostimolata”). Dopo la morte
di Filatov la scuola russa ha continuato a impiegare l’aloe (sia arborescens
che vera) con successo fra l’altro nei casi di sciatica, malattie infiammatorie
della spina dorsale, astenia. Solo in seguito il dottor Brandt avrebbe tentato
di dare una spiegazione scientifica al meccanismo del funzionamento degli
stimolatori bigeni a base di aloe vera, collegandolo al sistema nervoso
centrale: l’aloe provocherebbe un allungamento della durata dei riflessi
condizionati, attivando così un processo di inibizione del sistema nervoso
centrale.
Aloe: le origini
13:49
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Aloe: dall’antichità al medioevo
Dalla mesopotamia dei sumeri ad Alessandro magno, fino al medioevo di arabi e crociati: le testimonianze storiche sulla “pianta della vita”.
Conosciuta da sempre per la sua bellezza, la sua eleganza e
soprattutto le sue proprietà terapeutiche, per molte civiltà la pianta
dell’aloe ha rappresentato una vera e propria divinità. La prima testimonianza
dell’utilizzo della pianta in medicina sembra risalire a una tavoletta di
argilla di età accadica (2200 a.c.) ritrovata a Nippur, a sud di Baghdad:
<le sue foglie assomigliano a foderi di coltelli>. In ogni caso
l’utilizzo farmacologico dell’aloe doveva essere ben conosciuto e diffuso in
tutto il vicino oriente antico. Gli assiri chiamavano il succo di aloe “Sibaru
o Siburu” e ne utilizzavano le proprietà lassative per risolvere i problemi di
digestione difficile, come quelli derivati dal consumo di cibo avariato o la
dolorosa flatulenza delle coliche intestinali. Nell’antico Egitto poi l’aloe,
oltre che per le sue funzioni terapeutiche, era tenuta in gran conto per la
cosmesi femminile. Dai faraoni era considerata addirittura un elisir di lunga
vita. Piantata intorno alle piramidi e lungo le strade che portavano fino alla
valle dei re, l’aloe, simbolo di immortalità, accompagnava il faraone fino al
regno dei morti per nutrirlo e medicarlo. I sacerdoti usavano questa pianta
durante l’imbalsamazione. Sempre nell’antico Egitto si apprezzava il valore lassativo
dell’aloe, utilizzata per gli enteroclismi. Ancora oggi le soglie delle case
egiziane vengono decorate con una pianta di aloe come simbolo di felicità
domestica, spesso ornata con un fiocco rosso. Di certo parla dell’aloe il
cosiddetto Papiro di Erbes (dal nome dello scienziato tedesco che lo scoprì nel
1875). Si tratta di un formulario contenente oltre 800 prescrizioni e la
citazione di circa 700 droghe di origine vegetale, minerale e animale. Vi si
trovano anche molte ricette per la preparazione di decotti, infusi, unguenti,
suffumigi.
Dall’Egitto al Medioevo, leggenda e realtà
Abbiamo detto che in Egitto l’aloe era utilizzata per le sue
proprietà di bellezza, che oggi sappiamo essere riconducibili all’azione
antiossidante di oligoelementi come il manganese e il selenio, oltre che alla
presenza di prolina. Fra le leggende sull’aloe si narra che Cleopatra facesse
uso del succo di aloe come collirio e – come alcuni secoli prima la bellissima
Nefertiti – lo usasse per esaltare la bellezza e il colorito della pelle
facendo bagni di latte d’asina (o di giumenta) e aloe. Per gli antichi greci
l’aloe era associata a bellezza, pazienza e fortuna, tanto che anche Ippocrate
vi fa riferimento nei suoi scritti: la riteneva capace di arrestare la caduta
dei capelli e di dare sollievo per la dissenteria e il mal di stomaco. Si
pensava anche che la pianta rendesse i guerrieri invincibili: una leggenda
delle leggende sulle conquiste di
Alessandro Magno narra di una spedizione navale che il Macedone, su
consiglio del suo maestro Aristotele, avrebbe intrapreso per conquistare
l’isola di Socotra, nell’Oceano Indiano. Al di la della veridicità
dell’episodio, proprio l’isola di Socotra (conosciuta da romani e greci come
Dioscoris) per molti secoli è stata al centro della coltivazione dell’aloe
succo trina – una varietà pregiata di aloe – e del suo commercio dal
mediterraneo alla Cina. Accanto alla tradizione occidentale, infatti, l’aloe è
presente in quella della medicina orientale, dalla Cina al Tibet all’India. La
medicina tibetana e quella ayurvedica conoscono una preparazione a base di aloe
aquilaria agallocha (un albero della famiglia delle timelacee), la cui
corteccia viene usata per medicare ferite, otiti e le patologie dell’occhio.
Mediatori fra oriente e mondo mediterraneo, i fenici pare facessero seccare la
polpa estratta dalle foglie di aloe in otri di pelle di capra, diventando i
maggiori commercianti di aloe nel mondo greco-romano. Anche i romani si
accorsero delle virtù terapeutiche dell’aloe. Pedacio Dioscoride, uno fra i
maggiori naturalisti greco-romani, vissuto nei I° secolo d.c., descrive le
virtù lenitive e cicatrizzanti dell’aloe nel suo trattato “de materia medica”.
Nel medioevo, crociati e pellegrini di ritorno dalla terra santa portarono con loro
questa piantina prodigiosa, contribuendo a una ripresa di interesse nei suoi
confronti.
Nel XII secolo Hildegarda di Bingen scriveva:” il succo di aloe è caldo e ha grande valore per il polmone e l’itterizia”. Gli arabi del resto, che già ne conoscevano le virtù, erano stati in gradi di espanderne la coltivazione fino all’Andalusia, riuscendo ad acclimatarla. Furono però i padri gesuiti, prima spagnoli e poi portoghesi che, alle soglie dell’età moderna, esplorando le nuove terre diffusero la coltivazione della pianta di aloe in tutte le colonie, dall’Africa all’America fino all’Estremo Oriente.
Nel XII secolo Hildegarda di Bingen scriveva:” il succo di aloe è caldo e ha grande valore per il polmone e l’itterizia”. Gli arabi del resto, che già ne conoscevano le virtù, erano stati in gradi di espanderne la coltivazione fino all’Andalusia, riuscendo ad acclimatarla. Furono però i padri gesuiti, prima spagnoli e poi portoghesi che, alle soglie dell’età moderna, esplorando le nuove terre diffusero la coltivazione della pianta di aloe in tutte le colonie, dall’Africa all’America fino all’Estremo Oriente.
domenica 1 giugno 2014
Integratori alimentari: Zinco
21:02
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Lo zinco è un elemento fondamentale nella nutrizione perché
svolge un’ampia gamma di ruoli biologici in tutte le cellule dell’organismo:è
importante per la struttura di proteine e membrane cellulari, per
l’assorbimento e funzione delle vitamine e di altri minerali ed è un elemento
costitutivo di oltre 200 enzimi preposti alla digestione e al metabolismo.
Inoltre lo zinco è presente nella struttura della “superossido dismutasi” (SOD), enzima molto importante nella
protezione delle strutture cellulari dai danni ossidativi. Lo zinco è
necessario anche per la corretta attività di molti ormoni, inclusi l’insulina,
l’ormone della crescita, gli ormoni sessuali e gli ormoni timici (legati alla
funzionalità del timo, organo importante nei processi immunitari). Una carenza
di zinco può influire nello sviluppo di una ipertrofia prostatica e portare a
sterilità maschile a causa della riduzione nella maturazione, nella mobilità e
nel numero di spermatozoi.
Bassi livelli di zinco possono manifestarsi con alterazioni
cutanee, diarrea, perdita di capelli e infezioni ricorrenti, dovute a un
indebolimento delle funzioni immunitarie. Studi effettuati hanno dimostrato che
la carenza di zinco può portare a una diminuzione del numero delle cellule
deputate alle difese immunitarie (linfociti T), così come è stato evidenziato
che un’integrazione bilanciata di zinco migliora la compromissione della
funzione immunitaria tipica dell’invecchiamento. Lo zinco gioca un ruolo
rilevante nello sviluppo fetale. Una carenza di zinco sembra essere legata al
parto prematuro e al ritardo della crescita del feto. Carenze si zinco sembrano
essere connesse a condizioni quali la degenerazione maculare, il morbo di
Alzheimer e la malattia di Wilson, disturbo ereditario caratterizzato da
accumulo di rame nel fegato e gravi danni a livello cerebrale, dovuti al lento
rilascio di questo minerale in altre parti dell’organismo. Poiché gli
integratori di zinco possono interferire con l’assorbimento del rame, possono
quindi rivelarsi utili nella prevenzione dell’accumulo di rame caratteristico
per questa patologia.
Campi di azione
Carenze delle difese immunitarie
Lenta rigenerazione cellulare a seguito di ferite e
infezioni
Indebolimento del sistema riproduttivo maschile
Diminuzione nell’attività di regolazione degli zuccheri.
Integratori alimentari: Mio inositolo
20:56
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L’utilità del mio-inositolo è stata evidenziata nel
nutrimento delle cellule cerebrali. Grandi quantità di inositolo si trovano
infatti nei nervi del midollo spinale, cervello e fluido cerebro-spinale. Come
riportato in “Pdr- integratori nutrizionali ed.CEC”, viene ipotizzato che il
ruolo del mio-inositolo su attacchi di panico, depressione e comportamenti
ossessivo compulsivi, possa essere legato alla sua funzione di precursore di
secondi messaggeri. Il mio-inositolo , inoltre, appare essere coinvolto
nell’attivazione di recettori per la serotonina.
Il mio-inositolo aiuta a migliorare l’attenzione e
concentrazione e favorire i processi depurativi dell’organismo
Mio-inositolo e sistema
nervoso
Il mio-inositolo è un costituente delle membrane di tutte
le cellule (forma i fosfolipidi di membrana), e i suoi diversi derivati fungono
da molecole messaggere all’interno del sistema nervoso. È dunque un
intermediario nella formazione di importanti neurotrasmettitori del sistema
nervoso centrale come la serotonina, una sostanza principalmente coinvolta
nella regolazione dell’umore.
Azione cerebrale
Il mio-.inositolo viene incorporato nelle membrane
cellulari ed è coinvolto nella trasmissione dei messaggi che segnalano il
controllo delle funzioni cellulari nel sistema nervoso, favorendo la concentrazione
e l’attenzione a livello cerebrale. Come riportato su “Pdr – integratori
nutrizionali – ed. CEC” e “guida medica agli integratori alimentari – T.Murray
– ed. Red”, sono stati inoltre osservati miglioramenti a seguito di trattamento
con inositolo, in soggetti depressi e nei casi di disturbi da attacco di
panico.
Depurazione del fegato
Il mio-inositolo è anche noto nella letteratura
scientifica per il suo efetto lipotropo, cioè aiuta a rimuovere i grassi dal
fegato, favorendo così la riduzione del grasso e della bile, che si depositano
nell’organo, e che potrebbero associarsi all’insorgere di disturbi del fegato.
Azione lipotropa
Insieme alla colina, il mio-inositolo stimola la
produzione di lecitina: interviene, perciò, nel metabolismo dei grassi e può
aiutare a ridurre il livello di colesterolo nel sangue.
Fonti: web, riviste di settore, natural point
Articoli a puro
scopo informativo e non esaustivo.
Articoli a puro
scopo informativo e non intende ASSOLUTAMENTE sostituire la consulenza medica
Integratori alimentari: Glutammina
20:45
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La Glutammina è un aminoacido definito semi-essenziale, perché in circostanze
normali, viene sufficientemente prodotta nei muscoli, per far fronte alla
richiesta fisiologica. Tuttavia, nelle situazioni di stress che comportano un
elevato consumo di Glutammina è bene aumentarne l’apporto dall’esterno, per
evitare che l’organismo consumi le scorte presente nei muscoli. Infatti
l’organismo non sempre è in grado di rispondere adeguatamente all’aumento di
consumo che lo stress innesca.
Perciò, con un’opportuna integrazione ci si prende cura
delle possibili carenze, evitando così conseguenze indesiderate.
La Glutammina è l’aminoacido più presente nel corpo
umano: oltre che nei muscoli, si trova in quantità discrete anche nel sistema
nervoso, nell’intestino, nel fegato, nel cuore e viene utilizzata da tutte le
cellule, in particolare da quelle deputate alle difese immunitarie per produrre
energia.
La Glutammina, inoltre, partecipa a varie attività
metaboliche, quali la formazione delle proteine, degli amino-zuccheri
(glucosamina) e del glutatione, un potente antiossidante che l’organismo
produce per contrastare i radicali liberi, proteggendo le cellule dai
pericolosi ossidativi.
Sforzi intensi:
Per chi impegna intensamente il proprio corpo nello sport
o nel lavoro fisico, la Glutammina diventa utile per accelerare il recupero
energetico, aumentando il volume cellulare e favorendo la reintegrazione di
sostanze nutritive.
Dopo i traumi:
L’azione benefica della glutammina a sostegno della
riparazione di traumi come le ustioni, e il recupero fisico dopo interventi
chirurgici. Si è anche osservata la capacità di migliorare lo stato
nutrizionale dei pazienti.
Stanchezza e concentrazione:
La sensazione di stanchezza, particolarmente quella
mentale, può trovare spiegazione anche nei meccanismi cellulari che nutrono il
cervello. Esso è, infatti, un grande utilizzatore di acido glutammico, come
neurotrasmettitore, sostanza che veicola le informazioni tre le cellule del
sistema nervoso, in particolare nel sistema nervoso centrale.
Prontezza mentale
e concentrazione decrescono quando l’acido glutammico scarseggia.
La glutammina, che entra rapidamente nelle cellule
cerebrali, viene convertita in acido glutammico, o utilizzata come fonte di
energia, a seconda delle necessità. Inoltre, essa consente l’eliminazione di
sostanze tossiche presenti a livello cerebrale. Questo spiega il miglioramento
delle prestazioni intellettive.
Depurazione e protezione:
Nel fegato, il grande depuratore dell’organismo,
avvengono i processi di trasformazione delle sostanze tossiche in forme
atossiche, che sono poi eliminate per via urinaria. La glutammina aiuta tali
processi e concorre così a proteggere il fegato. Essa è inoltre un buon
supporto energetico delle cellule in rapida moltiplicazione, come i linfociti e
i macrofagi, che sono legate alle difese immunitarie. Per questa ragione, viene
anche considerata un elemento che nutre il sistema immunitario.
Sembra anche giocare un ruolo di primo piano nel
proteggere l’integrità della mucosa del tratto gastrointestinale, in
particolare del colon.
L’importanza del ph:
La Glutammina svolge un ruolo importante nella
regolazione dell’equilibrio acido-base, proteggendo così l’organismo
dell’acidosi. Essa concorre alla trasformazione dell’ammoniaca, un residuo
tossico dell’organismo, in forme innocue, che vengono poi eliminate dai reni
oppure convertite in urea dal fegato
Risposta fisiologica alle
basse quantità di glutammina :
-
Alterazione dell’equilibrio acido-base
-
Recupero di energia più lento dopo sforzi fisici
e sportivi
-
Ridotta capacità di produrre glutatione
-
Maggiore difficoltà di rigenerazione delle
cellule dai traumi (ustioni, interventi)
-
Sensazione di stanchezza
-
Scarsa concentrazione
-
Minore depurazione del fegato
-
Ridotta energia delle cellule legate alle difese
immunitarie
-
Minor protezione della mucosa intestinale del
colon
Fonti : web, riviste del settore, natural point.
Articoli a puro
scopo informativo e non esaustivo. Non intende ASSOLUTAMENTE sostituire la consulenza medica
venerdì 30 maggio 2014
domenica 25 maggio 2014
Medicina ortomolecolare: di cosa si tratta?
11:08
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COSA SIGNIFICA MEDICINA ORTOMOLECOLARE?Dare la possibilità alle cellule di lavorare al meglio delle loro capacità attraverso il giusto apporto di sostanze nutritive. Ecco perchè ho scelto come logo identificativo questo caduceo, per trasmettere l'importanza del commercio dei prodotti naturali e la conoscenza di questi, da parte nostra, al fine di mantenere e migliorare il perfetto stato di benessere nella maniera più naturale possibile.
La medicina ortomolecolare è da intendersi come disciplina integrativa alla medicina accademica e a quella complementare. Si basa infatti su delle premesse scientifiche derivanti dalla medicina e dalla biochimica. Medicina ortomolecolare significa preservare la salute e curare le malattie modificando la concentrazione delle sostanze essenziali per la salute, che generalmente sono presenti nel corpo umano.
Ogni organismo ha un fabbisogno individuale soggettivo di sostanze nutritive essenziali. Questo fabbisogno deve essere coperto affinché l’individuo possa mantenere la salute o recuperare da una malattia. Quando il suddetto fabbisogno di sostanze essenziali non viene totalmente garantito dall’alimentazione si verificano fenomeni di carenza. Ogni carenza di oligoelementi, sostanze minerali, vitamine, acidi grassi essenziali e aminoacidi, prima o poi, conduce all’insorgere di vere e proprie patologie.
Alla base della medicina ortomolecolare c’è sempre la ricerca delle cause che hanno portato all’insorgere della malattia, e un’analisi globale della situazione metabolica individuale della persona presa in esame.
È molto raro che sia soltanto una la causa che sviluppa l’intero quadro clinico. Bisogna dunque essere in grado di prendere in considerazione non solo le influenze biochimiche derivanti dal tipo di alimentazione e dalle sostanze nutrizionali così introdotte, ma anche le interazioni che si sviluppano nel soggetto dal contatto con l’ambiente. Determinanti sono infatti le situazioni di stress fisico e psichico, l’ambiente familiare e di lavoro, le abitudini di vita e le predisposizioni genetiche.
prof. Enzo Verga
Ti ringrazio per aver dedicato del tempo ad accrescere la tua conoscenza. Continua a seguirci e scoprirai tante altre cose interessanti a riguardo - Efn
lunedì 19 maggio 2014
Idroterapia: il bagno di vapore
22:49
No comments
Bagno di vapore
Il bagno di vapore rappresenta una pratica conosciuta già
nell’antichità, precisamente in Grecia a partire dal V° secolo A.C. . Già da
allora si apprezzavano le potenzialità terapeutiche nonché, successivamente per
alcune culture, un’occasione di riposo e incontro. Lo scopo del calore,
generato dall’immissione di vapore, penetra nell’organismo favorendo l’espulsione
di tossine e impurità che verranno successivamente asportate per mezzo di
frizioni fredde.
Oggi si può allestire molto semplicemente un bagno di vapore
in casa, in commercio si trovano anche modelli a prezzi modici. Bisogna tener
presente che saune, bagni di vapore ecc. non servono per dimagrire (qui si
entra nel ramo della nutraceutica), bensì per un discorso di purificazione
interna, e inoltre è necessario rispettare le modalità d’esecuzione specificate
nelle istruzioni.
Linee di massima per l’esecuzione
Letture consigliate:
Più giovani e in forma Kneipp
Idroterapia applicata
Letture consigliate:
Più giovani e in forma Kneipp
Idroterapia applicata
Il bagno di vapore (o lavaggio del sangue a vapore) è stato
ideato dal cileno Manuel Lezaeta Acheran; esso è basato sull’alternanza tra
stimoli caldi e freddi in corrente di vapore. La persona entra nella cabina, a
digiuno e svestita, già riempita di vapore lasciando fuori solo la testa, al
fine di respirare aria pulita. Dopo 4-5 minuti di permanenza, con il corpo
caldo si invita la persona ad uscire e la si avvolge in un telo bagnato con
acqua fredda per una trentina di secondi (va bene anche una frizione fredda). Successivamente si rientra per successivi tre
minuti e si ripetono le uscite con annesse frizioni. Il tutto per un massimo di
10 volte, tenendo ben presente che si deve terminare sempre con la parte
fredda. Terminata questa fase si invita la persona ad asciugarsi (meglio se con
un accappatoio) e successivamente la si avvolge , dopo averla fatta sdraiare
sul lettino, in un lenzuolo o in una coperta di lana (per chi conosce la
tecnica può utilizzare la chiusura a mummia) al fine di amplificare l’azione
del calore generato per un tempo massimo di quarantacinque minuti. Se la
persona dovesse sentire freddo durante questa fase è possibile utilizzare ,
come ausilio, delle borse di acqua calda lungo il corpo e sui piedi.
Il bagno di vapore rappresenta la tecnica idroterapica più
potente agendo soprattutto a livello circolatorio (grazie all’alternanza di
caldo e freddo). Questa migliora, ovviamente , anche la circolazione linfatica
permettendo l’eliminazione di sostanze nocive. Anche il sistema immunitario
trae giovamento. Il riequilibrio della temperatura corporea ha un’azione
decongestionante su tutto l’apparato metabolico riuscendo a riarmonizzare
febbri gastrointestinali. È tonificante e riesce a rendere il corpo più
resistente nei confronti delle temperature esterne, inoltra genera una
sensazione di rilassamento e benessere. NB: in caso di varici alle gambe è
necessario fasciarle con un telo bagnato in acqua fredda e rinfrescarlo spesso.
Consiglio comunque e sempre di chiedere al proprio medico indicazioni più
dettagliate.
Da evitare assolutamente qualora ci fossero cardiopatie,
gravi patologie cerebrali, febbre, emorragie, ciclo mestruale (per le donne),
soggetti fortemente debilitati, soggetti con protesi cardiache, forte
ipertensione.
Queste tecniche hanno lo scopo di donarci benessere, per
tanto invito sempre a consultare il proprio medico qualora sorgesse in voi
anche un minimo dubbio a riguardo.
Se rispettiamo i cicli di vita della natura, cominciamo a
prenderci cura del nostro corpo e del nostro spirito saremo testimoni di
miracoli accaduti nella nostra vita.
La pace comincia con me - Efn
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